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Palazzo della Ragione, situato tra la suggestiva piazza delle Erbe e piazza dei Signori, rappresenta da sempre il cuore pulsante di Verona. Nel corso dei secoli all’interno del Palazzo si sono alternate diverse istituzioni politiche e amministrative che hanno determinato le sorti della città. L’attuale Palazzo della Ragione era inizialmente un edificio privato sorto a ridosso dell’antico foro romano, oggi piazza delle Erbe, su uno degli isolati formati dal reticolo di cardi e decumani della Verona romana.
Alla fine del XII secolo, dopo il terremoto che rade al suolo Verona, il Comune entra in possesso di quest’area e vi edifica il Palacium Communis Veronae (Palazzo del Comune), uno dei primi edifici in Italia a essere adibito a palazzo pubblico.
Nei suoi ambienti trovano spazio le riunioni del consiglio cittadino, i magazzini del sale, il dazio della seta, l'ufficio dei pegni, mentre durante la Signoria Scaligera diviene anche Banco di Giustizia.

Nel corso della seconda metà del XIV secolo vi si trasferisce il Collegio dei Notai, che concentra nel Palazzo della Ragione le funzioni pubbliche più importanti.
Quando nel 1387 il controllo della città va a Gian Galeazzo Visconti, la perdita di prestigio e di autonomia di Verona coinvolge anche il maggior edificio pubblico cittadino, le cui principali funzioni vengono meno: si deve aspettare fino alla conquista di Verona da parte della Serenissima di Venezia nel 1405 per ristabilire nuovi e importanti cambiamenti sia in città sia all’interno del Palazzo, che accoglie progressivamente gli uffici giudiziari, le carceri, i collegi professionali, gli uffici sanitari, quelli della Camera Fiscale e altri ancora.
Nel 1493, quando il Consiglio Cittadino passa definitivamente nella Loggia in piazza dei Signori, il Palazzo diviene la sede del principale organo giudiziario, e quindi assume il nome di Palazzo della Ragione.
Palazzo della Ragione è protagonista di alcuni episodi tragici come il grande incendio scoppiato il 22 gennaio del 1541, in seguito al quale iniziano dei lavori di restauro che si sviluppano per tutto il corso del secolo.
La carestia e la successiva epidemia del 1576 determinano un ulteriore cambio di funzioni del cortile di Palazzo della Ragione, che viene adibito a fondaco per la vendita delle farine per le famiglie povere, e a cui viene attribuita la denominazione di “Mercato Vecchio” per differenziarlo dal nuovo mercato dei grani in piazza Bra.
Con la fine della dominazione della Repubblica Veneta (1797), Palazzo della Ragione subisce nuovi cambiamenti e destinazioni d’uso. Dal Catasto Napoleonico (1808 – 1811) risulta che in quegli anni il complesso non è più sede dei Tribunali, anche se continua a ospitare le carceri di proprietà del Demanio statale. Il corpo orientale dell’edificio su via Dante, mantiene invece i magazzini del sale, dei tabacchi e dei dazi, mentre l’affaccio su piazza delle Erbe è proprietà di privati, che hanno destinato il piano terra alle botteghe, mentre gli ammezzati e il primo piano alle abitazioni.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento il cortile interno diviene una zona di passeggio e di incontri, mentre alcuni spazi del Palazzo vengono destinati alla prestigiosa Accademia di Belle Arti Giambettino Cignaroli, che ben presto tuttavia, nel corso del XX secolo, deve lasciare i propri spazi all’amministrazione giudiziaria, che torna a insediarsi nel Palazzo fino agli anni ’80 del Novecento.
Dopo quasi vent’anni anni di stasi e chiusura, nei primi anni del 2000 viene approvato un progetto di restauro interamente finanziato dalla Fondazione Cariverona, e, dal 2007, al termine del complesso e articolato intervento degli architetti Afra e Tobia Scarpa, Palazzo della Ragione è diventato un nuovo centro espositivo polivalente.
In seguito ad ulteriori lavori di adeguamento, dalla primavera del 2014 il piano nobile del Palazzo è sede della Galleria d'Arte Moderna Achille Forti.