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Il Palazzo con le massicce volumetrie mitigate su tre lati da portici e rese sensazionalmente verticali dall’alternarsi del mattone e della pietra tenera, crea al suo interno lo spazio suggestivo del Cortile del Mercato Vecchio, in cui dal medioevo e sino ai secoli recenti si svolgeva non solo il mercato della città, ma anche una significativa parte della vita quotidiana dei cittadini nel centro dell’urbe. Nell’ampio spazio del Cortile del Mercato Vecchio si innesta quindi la Scala della Ragione, costruita in marmo rosso veronese, che conduce il pubblico verso il grande portale del piano nobile del Palazzo, e che sicuramente è una delle scale più tipiche della città, così come uno dei luoghi più percorsi e fotografati dai visitatori di Verona.
Il progetto di costruzione risale al 1446, quando il Consiglio Cittadino decide di realizzare una scala esterna per accedere al piano nobile attraverso una struttura in grado di comunicare il prestigio istituzionale del Palazzo.
Con l’inizio del Cinquecento la Scala della Ragione viene abbellita diventando un esempio di commistione tra stili: all’impianto tardogotico si aggiungono infatti dettagli rinascimentali come la testa femminile e il curioso tondo a rilievo posti sul fronte della Scala, e la copertura loggiata riportata in molti dipinti dell’epoca che viene rimossa dagli interventi filologici di Camillo Boito alla fine dell’Ottocento.
Nei pressi della Scala si doveva inoltre sporgere un balcone, quell’arengario o “rengeria”, a cui si affacciavano i giudici per pronunciare le sentenze.
Alla sommità della Scala si può inoltre tutt’ora ammirare l’Allegoria di Verona tra le Arti di Giovanni Bevilacqua (1871-1968), che testimonia la presenza dell’Accademia di Belle Arti a Palazzo tra il 1895 e il 1927.