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I lavori di costruzione del Palazzo della Ragione iniziano nel 1193 e si concludono nell’arco di pochissimi anni, offrendo alla città una struttura sobria, semplice e fortificata.
In origine infatti il Palazzo doveva essere completato da quattro torri angolari: la Torre dei Lamberti, la Torre della Cappella o Torrazzo all’angolo tra piazza delle Erbe e l’attuale via Cairoli, la Torre della Masseria che si trovava tra le odierne via Cairoli e via Dante e che oggi non è più esistente, e una quarta torre tra via Dante e piazza dei Signori, di cui tuttavia non è rimasta alcuna documentazione.
Durante il governo della Signoria Scaligera (1277-1387), l’edificio subisce modifiche sia degli spazi interni sia dell’architettura esterna. Nel piano nobile viene aperto un grande arco a conci di tufo che mette in comunicazione diretta la grande sala dell’amministrazione della giustizia e la sala quadrata della Torre della Cappella dedicata a San Zeno, che costituisce la parte più nobile del Palazzo del Comune per funzione e decoro.
Viene inoltre aperta la rengaria o porta concionatorum, ancora oggi percorribile, che conduceva al cortile interno.
Durante la dominazione viscontea (1387–1402) i principali interventi nella città sono di carattere militare e probabilmente interessano anche il Palazzo del Comune che viene fortificato innalzando le torri e rinforzando le prigioni.
All’arrivo della Serenissima (1405) il complesso acquisisce invece funzioni amministrative e commerciali che determinano ulteriori modifiche degli spazi: tra il XV e XVI secolo Palazzo della Ragione viene infatti arricchito della Scala della Ragione, della Cappella dei Notai, della Cappella di Santa Maria della Neve, e infine viene implementata l’altezza della Torre dei Lamberti.
Nel 1523 viene rifatta la porta aperta verso piazza delle Erbe, l’attuale volto del Mercato Vecchio, e sull’angolo tra via Dante e piazza dei Signori, al piano terra, vengono aperti i magazzini del sale.

Il 22 gennaio del 1541 il Palazzo del Comune è colpito da un grande incendio: i restauri vedono coinvolto il tagliapietra Paolo Sanmicheli, cugino del più famoso Michele Sanmicheli, che sistema il leone marciano e realizza gli ampi finestroni del piano nobile della Torre della Capella, su probabile disegno del cugino.
Nel 1723 il Palazzo brucia ancora una volta: gli interventi di recupero iniziano poco dopo, ma la Torre della Masseria che va perduta nelle fiamme, non viene più ricostruita e al suo posto viene creata una copertura per la Cappella dei Notai.
Nel 1779 viene collocato l’orologio sul lato della Torre dei Lamberti verso la piazza delle Erbe.
All’inizio del XIX secolo l’architetto Giuseppe Barbieri (Verona 1777-1838), conosciuto principalmente per la realizzazione della Gran Guardia Nuova, odierno Municipio, e per il completamento della Gran Guardia Vecchia, viene incaricato per un nuovo intervento, questa volta riguardante la facciata rivolta a Piazza Erbe.
L’intera facciata del Palazzo, prima suddivisa in tre fasce, acquista un’omogenea patina neoclassica: si perdono allora alcuni elementi architettonici dell’edificio romanico originale, come il cornicione a dentelli e la sequenza degli archetti in cotto, due piccole finestre ad arco, il balcone gotico e, soprattutto, la parte inferiore della Torre della Cappella, che viene nascosta da un artificioso allungamento della facciata.

Alla fine del XIX secolo, Palazzo della Ragione è nuovamente oggetto di interventi per il ripristino delle facciate interne aperte sul cortile Mercato Vecchio. La Giunta Comunale si rivolge a una delle maggiori personalità del settore a quel tempo, Camillo Boito (1836 – 1914), che applica qui le sue teorie di recupero eliminando tutte le sovrastrutture aggiunte nei quattro secoli precedenti. L’intervento di Boito si risolve tra il 1894 e il 1897, e prevede anche l’eliminazione della copertura della scala e della loggia.
Su tutti i prospetti ricrea un cornicione ad arcatelle e ripropone la bifora romanica; dota il mezzanino di finestre centinate, e rifà totalmente il paramento murario a filari alterni di cotto e pietra tenera. Unici brani originali precedenti all’intervento di Boito, sono alcuni frammenti tra le arcate dei portici del cortile, e quelli visibili su via della Costa all’angolo con piazza delle Erbe, dove è esposta anche la mitica costola di balena per anni mitizzata come reliquia di un animale fantasioso, e meta dello sguardo dei turisti.
Nel 1942 l’architetto Pietro Gazzola dirige una nuova campagna di restauri che tocca soprattutto la Torre della Cappella, che viene liberata dalla veste neoclassica datale da Barbieri.
Dopo l’abbandono da parte del Tribunale negli anni’80, l’edificio rimane in disuso fino all’inizio del 2000, quando si decide di recuperare il Palazzo: nel 2004 iniziano i lavori di restauro degli architetti Afra e Tobia Scarpa che nel 2007 hanno restituito alla città uno degli edifici più identificativi della storia cittadina, oggi sede della Galleria d'Arte Moderna Achille Forti.