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Le politiche di collezionismo della Fondazione Cariverona e della Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea, unitamente all’impegno per la conservazione dei beni architettonici cittadini sfociati nel finanziamento di Palazzo della Ragione, sono state cruciali per la nascita di un accordo programmatico di collaborazione tra Comune di Verona, Fondazione Cariverona e Fondazione Domus, che oggi dà vita a un nuovo corso per la Galleria d'Arte Moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione.
Rispetto alle raccolte d'arte, un elemento chiave che lega il patrimonio del Comune alle Fondazioni sta nell'interesse condiviso per due principali filoni tematici, entrambi legati alla città: anche le Fondazioni hanno infatti scelto fin dagli inizi sia i momenti più significativi della produzione artistica veronese, sia opere che documentano l'immagine architettonica, paesaggistica e sociale della città nella sua evoluzione storica.

Costituitasi a partire dai primi anni ’90, la collezione Cariverona inizia con tre fondamentali acquisti, che indicano chiaramente queste direzioni e questi interessi, su cui si sono sviluppate anche le scelte successive: le Case sull’Adige (1914) di Bartolomeo Bezzi (1851-1923), Tancredi al campo crociato piange la morte di Clorinda (ultimo decennio del XVII secolo, inizi XVIII secolo) del veronese Odoardo Perini (1671-1757), e la Veduta di Castelvecchio e del ponte scaligero da Monte dall’Adige, a monte (1745-1747 circa) uno dei capolavori di Bernardo Bellotto (1722-1780) .
A questi lavori se ne uniscono ben presto molti altri, tra i quali a essere particolarmente significativo è il nucleo di opere e di studi di Alfredo Savini (1868-1924 ) acquisiti nel 2001: questi materiali, rimasti nell’atelier dell’artista dopo la sua morte, costituiscono infatti un omaggio non solo alla qualità stilistica del pittore, ma anche al suo essere stato un personaggio cruciale per Verona e le arti come direttore dell’Accademia Cignaroli dal 1900 al 1924.
Sulla base di questi primi importanti acquisti focalizzati sulla città e il suo territorio, la Fondazione ha poi maturato una visione tesa a documentare anche l’evoluzione unica dei linguaggi artistici nazionali dalla modernità fino al presente.
Tale volontà di allargare il proprio ruolo di catalizzatore culturale con obiettivi di pubblica fruizione, sfocia nella nascita della Fondazione Domus per l'arte moderna e contemporanea, la cui direzione artistica è affidata a Luca Massimo Barbero. Emanazione della Fondazione Cariverona, la Fondazione Domus è dotata di un suo patrimonio ed è una istituzione destinata allo sviluppo della collezione su nuove basi.

Le acquisizioni che fanno seguito alla nuova impostazione sono compiute dalla Fondazione Domus sul mercato internazionale e annoverano capolavori delle avanguardie come le Bagnanti (1915) di Giorgio Morandi (1890-1964), Nature Morte (1917) di Gino Severini (1883-1966), La scheggia (1956) di Afro (Afro Basaldella, 1912-1976), Trittico della libertà (1950) di Emilio Vedova (1919-2006), e, tra le sculture, l’opera più emblematica della nuova contemporaneità dell’arte italiana, la Donna che nuota sott’acqua (1941-1942) di Arturo Martini (1889-1947).

Anche altri artisti che coprono l'intero arco del XX secolo sino alla contemporaneità sono presenti con opere significative del proprio  percorso artistico, tra questi Giacomo Balla  (1871-1958), Ardengo Soffici (1879-1964), Gino Severini (1883-1966), Lorenzo Viani (1882-1936), Felice Casorati (1883-1963), Alberto Savinio (Andrea Francesco Alberto de Chirico, 1891-1952), Massimo Campigli (Max Ihlenfeldt 1895-1971), Osvaldo Licini (1894-1958), Marino Marini (1901-1980), Lucio Fontana (1899-1968), Renato Birolli (1905-1959), Giuseppe Santomaso (1907-1990) Tancredi (Tancredi Parmeggiani 1927-1964), Piero Dorazio (1927-2005), Mario Schifano (1934-1998), Igino Legnaghi (1936), Mario Ceroli (1938), Pino Castagna (1932), Sandro Chia (1946), Mimmo Paladino (1948) ed Enzo Cucchi (1949).
Parallelamente, anche la Fondazione Cariverona aggiunge alle proprie collezioni lavori di Oscar Sogaro (1888-1967), Vittore Zanetti Zilla (1864-1946), Carlo Dalla Zorza (1903-1977), Fioravante Seibezzi (1906-1974), Miro Romagna (1927-2006), Cagnaccio di San Pietro (Natale Bentivoglio Scarpa 1897-1946), Renato Birolli (1905-1959), e opere di Antonio Donghi (1897-1963) e Umberto Moggioli (1886-1919).

Questo patrimonio si è poi arricchito di altre importanti acquisizioni tra cui si ricordano quella di circa centoventi dipinti e trenta disegni su carta donati da Giovanni Meloni (1940), e quella legata alla committenza di una lettura del sito degli ex Magazzini Generali - nell’area di espansione verso sud della città - da parte di Gabriele Basilico (1944-2013).

Recentemente inoltre, le Fondazioni hanno raccolto sessantasei opere di Pio Semeghini (1878-1964), hanno dato seguito all’impegno sul territorio tramite l’acquisizione di trenta opere di Carlo Zinelli (1916-1974), e, nell’ottica di approfondimento del Realismo Magico, hanno acquisito un altro lavoro di Cagnaccio di San Pietro.